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Come entra l’acqua in uno scafo: le tre vie, e come riconoscerle

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Gaia Banfi

Come entra l’acqua in uno scafo si riduce a tre risposte soltanto: da un’apertura di coperta, da un passaggio attraverso lo scafo, da una linea di drenaggio. Ogni famiglia ha un meccanismo di cedimento proprio, un modo di manifestarsi proprio e un metodo di verifica proprio. Confonderle è la ragione per cui una perdita viene cercata nel locale sbagliato.

In breve

  • L’acqua entra in uno scafo per tre vie: le aperture di coperta, i passaggi attraverso lo scafo e le linee di drenaggio e scarico.
  • Le aperture di coperta perdono solo mentre l’acqua scorre o staziona sopra di esse, quindi cessano quando la coperta è asciutta.
  • I passaggi attraverso lo scafo perdono in modo continuo finché la barca è in acqua, spinti dalla pressione idrostatica, anche a mare calmo.
  • Le linee di drenaggio perdono in funzione dell’assetto e dell’uso: sbandamento, appoppamento, carico, doccia o motore in funzione.
  • In tutte e tre le famiglie l’acqua attraversa l’interfaccia fra due pezzi e non il materiale, quindi la perdita è su una giunzione.

Prima famiglia: le aperture di coperta

Rientra qui tutto ciò che in coperta è fatto per aprirsi, con il telaio fisso che lo ospita: boccaporti, tambucci, portelli a filo ponte, passauomo di casse e gavoni, oblò.

Ogni apertura ha due interfacce che cedono per ragioni diverse: la guarnizione schiacciata contro la battuta da chiavistelli, cerniere e galletti, e il telaio sigillato e fissato alla coperta. Un boccaporto può essere perfettamente stagno da chiuso e perdere lo stesso attorno al proprio telaio.

Le guarnizioni cedono per deformazione permanente: un elastomero tenuto in carico per anni perde il ritorno elastico che gli serve per seguire una battuta non perfettamente planare. Anche la battuta perde planarità, deformata da un serraggio disuniforme o dal movimento della coperta, e i chiavistelli consumati abbassano la forza di chiusura. Sotto il telaio il sigillante invecchia, perde adesione e apre una via verso l’anima del sandwich, dove l’acqua corre lateralmente e riemerge a metri di distanza.

Il segno distintivo è la dipendenza dal meteo: niente pioggia, niente spruzzi, niente lavaggio, niente onda imbarcata, niente perdita. Lo sbandamento concentra il flusso sottovento, e il gocciolamento quasi mai compare sotto l’apertura, perché l’acqua corre su un bao o una paratia prima di cadere. Una verifica da pochi secondi esclude questa famiglia: l’acqua piovana è dolce, e il palato o un conduttimetro lo dicono. La ISO 12216 fissa i requisiti di resistenza e di tenuta all’acqua per boccaporti, oblò, finestrature e porte delle imbarcazioni da diporto.

Seconda famiglia: i passaggi attraverso lo scafo

Qui rientra ogni componente che attraversa laminato o fasciame in corrispondenza dell’acqua: passascafi e prese a mare per raffreddamento motore, servizi e condizionamento; tenuta dell’asse e astuccio del timone; trasduttori; prigionieri degli anodi e bulloneria dell’impianto equipotenziale.

La parte maggiore del lavoro la fa la corrosione. L’acqua di mare intrappolata sotto una flangia, in una filettatura o dietro una piastra di rinforzo è povera di ossigeno e ricca di cloruri, e in quelle condizioni il film passivo degli acciai inossidabili austenitici non riesce a ripararsi. Si innesca così la corrosione interstiziale, in una fuga che non si vede senza smontare. Dove metalli diversi sono in contatto elettrico in acqua di mare, è la serie galvanica a decidere quale si consuma. Restano poi le cause meccaniche: sigillante che ha perso adesione, flangia tirata su un piano irregolare, fascetta allentata, baderna consumata.

Un assieme saldato aggiunge un’interfaccia nel punto peggiore. Il cordone e la zona termicamente alterata differiscono dal materiale base per metallurgia e condizione superficiale, ed è lì che l’attacco comincia. La risposta progettuale è eliminare il cordone invece di proteggerlo: è la logica di Aegis, il passascafo VRS ricavato dal pieno da un blocco unico.

Il segno distintivo è la costanza. La barca è in banchina, mare calmo, non piove, nessun impianto acceso, e la pompa di sentina continua a partire. La portata cambia poco con il tempo e cresce con la profondità di installazione, perché la spinta è idrostatica. La tenuta dell’asse è l’eccezione interna alla famiglia: dipende anche dalla rotazione e dall’allineamento, quindi lascia passare più acqua in navigazione. La ISO 9093 riguarda prese a mare e passascafi delle imbarcazioni da diporto.

Terza famiglia: le linee di drenaggio e scarico

Appartengono a questa famiglia gli scarichi del pozzetto, gli ombrinali di coperta, il drenaggio del gavone dell’ancora, il pozzetto doccia, gli scarichi delle acque grigie e gli sfiati. Per costruzione queste linee stanno a cavallo del galleggiamento: l’imbocco sopra, l’uscita all’altezza o sotto.

È l’unica famiglia costruita per portare acqua, e per questo il suo modo di cedere è rovesciato. Il problema non è l’acqua che entra da fuori, ma l’acqua che esce dalla linea dentro la barca, o che risale lungo la linea. Il percorso è lungo, quasi sempre nascosto, e cede in qualunque punto: una manichetta spaccata, un tratto consumato contro una paratia, una fascetta rilassata, un portagomma incrinato. L’altra metà del problema è l’uscita: dimensionata per stare sopra il galleggiamento, va sotto con lo sbandamento, il carico o un assetto appoppato, e la linea rifluisce. Un rompisifone ostruito, o montato troppo basso per lavorare, trasforma uno scarico in un sifone.

Il segno distintivo è l’assetto e l’uso. L’acqua compare su una mura e non sull’altra, oppure solo a barca carica, oppure solo con la doccia o il motore in funzione. Il volume può essere grande e improvviso, perché una linea che cede scarica la portata piena di una manichetta. La ISO 11812 tratta i pozzetti stagni e i pozzetti a svuotamento rapido.

Come entra l’acqua in uno scafo: distinguere le tre famiglie in trenta secondi

Tre domande, in quest’ordine, collocano quasi qualunque infiltrazione prima che qualcuno apra un pagliolo.

  1. Perde a barca ferma in banchina, mare calmo, impianti spenti? Passaggio attraverso lo scafo.
  2. Perde solo con la coperta bagnata e smette quando asciuga? Apertura di coperta.
  3. Perde solo a un certo sbandamento o con un impianto in funzione? Linea di drenaggio.
Sintomo osservatoFamiglia probabileDove guardare per prima cosaNorma 
Sentina che si riempie in banchina, mare calmo, impianti spentiPassaggi a scafoPassascafi, prese a mare, tenuta dell’asse, trasduttoriISO 9093
Acqua solo dopo pioggia o lavaggio, anche a barca in seccaAperture di copertaGuarnizione e battuta, sigillatura del telaioISO 12216
Acqua solo con mare formato e barca sbandataAperture di coperta sottoventoPortelli e passauomo sottovento, gavone di pruaISO 12216
Acqua solo con assetto appoppato o con la doccia in funzioneLinee di drenaggioManichette, fascette, scarichi pozzetto, rompisifoneISO 11812
Depositi bianchi e colature saline attorno a una flangiaPassaggi a scafoInterstizio sotto flangia, filettature, metalli accoppiatiISO 9093

Due variabili attraversano le tre famiglie e cambiano il significato di una prova: tenuta statica e tenuta dinamica non cedono allo stesso modo, e la pressione da reggere dipende da quanto in basso si installa. Entrambe sono trattate negli approfondimenti.

Il principio comune: l’acqua passa dalle interfacce, non dal materiale

In nessuna delle tre famiglie l’acqua attraversa il materiale. Un laminato in vetroresina di spessore scafo non perde, una barra di AISI 316 non perde, una lamiera di alluminio 5083 non perde. Perde la guarnizione contro la battuta, la flangia contro lo scafo, la manichetta contro il portagomma, il cordone di saldatura contro il materiale base, la filettatura contro la sua controparte.

Questo cambia la domanda da porsi in fase di disegno. Non è mai se un materiale sia stagno, ma quante interfacce crea un componente e come ciascuna è controllata. Un pezzo assemblato da tre parti saldate ha più interfacce dello stesso pezzo ricavato dal pieno, e un telaio di boccaporto incollato e avvitato apre due vie verso la coperta, non una. Contare le interfacce sul disegno è la prevenzione più economica che esista, ed è la ragione per cui nei cantieri di Viareggio e della Versilia la ricerca di una perdita si consuma sulle giunzioni e quasi per niente sui pannelli.

Domande frequenti

Come capisco se l’infiltrazione viene dalla coperta o da sotto la linea di galleggiamento?

Guarda quando compare l’acqua, non dove cade. Un’infiltrazione che continua a barca ferma, con mare calmo, senza pioggia e a impianti spenti viene da sotto il galleggiamento; una che smette appena la coperta è asciutta viene da sopra.

Perché la sentina si riempie solo quando navigo?

La tenuta dell’asse dipende dalla rotazione e dall’allineamento, quindi passa più acqua in navigazione che all’ormeggio. In parallelo, gli scarichi con uscita vicina al galleggiamento vanno sotto con lo sbandamento e la linea rifluisce.

Perché l’acqua esce lontano dal punto in cui entra?

Perché corre lungo le strutture prima di cadere: da un’apertura di coperta scende su un bao o una paratia, da una linea di drenaggio segue la manichetta attraverso la barca. Il punto in cui si vede gocciolare non è quasi mai quello di ingresso.

Un passascafo in AISI 316 può corrodersi in acqua di mare?

Sì, nelle condizioni sbagliate. L’AISI 316 si difende con un film passivo che ha bisogno di ossigeno per ripararsi, e negli interstizi stagnanti sotto una flangia o in una filettatura l’ossigeno manca e i cloruri si concentrano. Determinante è la geometria dell’accoppiamento, non la lega.